La collezione Dialogo di Jijide è, per me, la collezione più interessante del brand milanese nato nel 2016 da un’amicizia tra Italia e Cina. Se non conoscete ancora la collezione Dialogo, il concetto è semplice: due nasi emergenti, spesso al primo profumo in assoluto, vengono messi a confronto per un anno su un tema condiviso. Il risultato sono coppie di fragranze “intrinsecamente connesse ma diverse, contrapposte e complementari”, come dice il brand.
Ad oggi la collezione Dialogo di Jijide conta tre capitoli, per un totale di sei profumi. Li racconto tutti, uno per uno, con note olfattive e le mie impressioni (ho tutte le travel size).
Cos’è la collezione Dialogo di Jijide
Prima di entrare nel dettaglio delle singole fragranze, vale la pena capire a cosa si ispira la collezione Dialogo di Jijide. Non è pensata per piacere subito a tutti: si parla di profumeria concettuale, più vicina all’arte che al prodotto da scaffale. Ogni coppia di profumi nasce da un tema preciso: lo street food, l’appartenenza, la scelta tra restare e partire, raccontato da due prospettive culturali diverse.
Riso e Grano: il primo Dialogo Jijide (2023)

Il primo capitolo mette a confronto lo street food di due città lontanissime: Shanghai e Parigi.
Riso, il profumo gourmand di Shanghai
Riso di Jijide è firmato dalla naso cinese Zimo Luo e racconta i vapori dolci e salati delle strade di Shanghai. Apre con mandarino cinese, petitgrain e pepe di Sichuan; il cuore è gourmand, con riso, michelia, crisantemo, fagiolo rosso e giuggiola; il fondo gioca sul contrasto tra salsa di soia, vetiver di Haiti, legno di guaiaco e corteccia di cannella cinese. È un profumo che spiazza: dolce e salato insieme, con una nota quasi umami che alcuni trovano geniale e altri semplicemente strana.
Grano, il profumo delle boulangerie parigine
Grano di Jijide, firmato da Nour Akoum, ci sposta a Parigi in una mattina di pioggia tra le boulangerie. Testa di erba, menta, limone e bergamotto; cuore di impasto per biscotti, tintura di terra, vetiver e fiori bianchi; fondo di pane e sandalo. È uno dei profumi Jijide più divisivi: c’è chi ci sente davvero il pane caldo appena sfornato e chi non ritrova del tutto la nota di panificazione promessa in quanto all’interno si percepiscono alcune note umide che non a tutti piacciono.
Terra e Fuoco: il secondo Dialogo Jijide (2024)

Il secondo Dialogo cambia scenario e parla di appartenenza e convivialità, tra Africa e Balcani.
Terra, il profumo del tramonto africano
Terra di Jijide nasce dai ricordi d’infanzia di Adill Ali, naso inglese di origini somalo-kenyote, e racconta il tramonto in un villaggio del Kenya.
Note di testa: spezie del Kenya, olibano, cuoio, aldeidi. Cuore: zafferano, cedro della Virginia, legno di guaiaco, vetiver del Kenya, pelle sudata. Fondo: ambra, patchouli, oud. È probabilmente il più equilibrato dei sei, con un’evoluzione tra le fasi molto ben costruita.
Fuoco, il profumo che celebra un ricordo
Fuoco di Jijide è la storia più toccante della collezione. Il naso bosniaco Boris Barzut ha voluto ricreare l’odore che restava sui vestiti di suo padre, forte fumatore morto durante la guerra in Bosnia. Testa di castagne arrostite e fumo di sigaretta; cuore di tabacco di campo, fieno, chiodi di garofano, vaniglia e zafferano; fondo di cedro, cipriolo, vetiver e muschio. Un profumo affumicato e intenso, non per tutti i giorni, ma con una storia che vale la pena conoscere.
Dentro e Oltre: il terzo Dialogo Jijide (2025)

L’ultimo capitolo torna in Italia e racconta un dilemma comune: restare o partire. Protagonisti due nasi al debutto, Mattia Sorrentino ed Edda Salvadori.
Dentro, il profumo di chi resta
Dentro di Jijide è ispirato al ricordo della nonna di Mattia Sorrentino, che preparava il caffè per condividerlo. Testa di foglia di fico, caffè, bergamotto e abete argentato; cuore di tabacco, osmanto, cacao, fico e miele; fondo di pelle scamosciata, vetiver, incenso, oud e benzoino. Un orientale legnoso caldo, quasi goloso, che profuma di casa.
Oltre, il profumo di chi parte
Oltre di Jijide, firmato da Edda Salvadori, è l’opposto e il complemento di Dentro: racconta chi lascia l’Italia per cercare altrove. Un accordo di vapore e note metalliche ricordano il ferro da stiro su una camicia bianca prima di partire. Testa di lavanda, agrumi italiani e pepe rosa; cuore di lavanda, violetta di Parma, zenzero e acqua di rose; fondo di note talcate, vaniglia, sandalo, muschio bianco, benzoino e cuoio.
La mia esperienza con questa collezione
Non avendo una profumeria vicino a casa che vende Jijide, mi sono avvicinata alla collezione con un blind buy di Riso e Grano, tra l’altro, un pregio del brand è che vendono ogni Dialogo anche in formato travel size da 10ml, perfetto per testare senza impegnarsi sul flacone intero. Grano mi ha colpita di più, ma nella vita di tutti i giorni trovo più portabile Riso.
Il secondo acquisto è stato Dentro e Oltre. Qui, per i miei gusti, ho usato molto più Oltre: quel pulito metallico mi rappresenta di più, tanto che mi sono anche presa dei complimenti in ufficio. Dentro lo trovo un profumo bellissimo, ma più lontano dal mio modo di sentire.
Come ultimo acquisto ho preso Terra e Fuoco, forse perché l’ho comprato d’inverno, ma Terra è in assoluto il profumo che ho usato di più tra tutti i Dialoghi: adoro come ricrea l’odore della terra, del tramonto, dell’Africa. Fuoco invece mi ha sorpresa: pur essendo affumicato, è più portabile di quanto mi aspettassi.
Perché vale la pena provare la collezione Dialogo di Jijide
Quello che apprezzo della collezione Dialogo Jijide è che il brand cerca voci nuove, storie vere, e le lascia raccontarsi senza filtri, anche a costo di risultare divisiva. Non tutte le sei fragranze funzionano allo stesso modo sulla pelle di tutti, normale, ma il valore del progetto sta proprio nell’ascoltare culture diverse attraverso l’olfatto.
Se cercate un profumo che ha qualcosa da dire, prima o poi un capitolo di dei dialoghi di Jijide dovete provarlo.